Oggi è Martedi 25 November 2008 ore 04.27

In questo periodo mi sento più sola quando sono fuori, in mezzo alla gente di quanto sembra come un rametto tra i tanti portati dal vento, e ho come la sensazione di aver perso qualsiasi possibilità di valore della vita. Quello che faccio, al di fuori della ristretta cerchia del mio castello, è un semplice movimento di leve, potrebbe farlo chiunque, non ha valore in se perché sono io a farlo da sola. Ciò che faccio, il mio contributo al mondo non ha valore in se, e sono una parte, ignorata, che in fondo non mi ricorderà mai nessuno se muoio. Una volta a Legnano c’era un bugigattolo, una casa piccina piccina in cui un uomo anziano lavorava le sedie. Si metteva sulla porta con la sua sedia, un’altra dove appoggiava le gambe e stava seduto li, sotto il sole di primavera, al coperto nella calura dell’estate, e seduto all’interno del suo minuscolo negozio, pieno di pelle e legno nel freddo dell’inverno, Impagliava sedie, con movimenti rapidi e precisi, le manie erano indurite dalla paglia e dal tempo, tranquillo e probabilmente in pace con se stesso.
Penso spesso a quell’uomo e lo invidio. Invidio la soddisfazione di sentire le mani occupate ed il pensiero libero, la stanchezza del fisico per il lavoro fatto, la soddisfazione dell’occhio che si posa su quancosa prodotto. Anche io nella mia vita ho avuto queste soddisfazioni, quando ho lavoravo ad esempio come organizzatore di meeting nella clinica: la schiena a pezzi e la stanchezza in ogni fibra del corpo, ma la soddisfazione del lavoro fatto, del poter dire, quella parte l’ho fatta io.
Da quanto quella soddisfazione è limitata a ciò che faccio nel mio castello mi pare esile come una parete di fumo: il vestito che ho cucito io, la cena che ho cucinato, la sciarpa che mi son fatta. Ma questo non mi basta: quello che produco non lo sento mio, al di fuori di casa, e non mi da nulla.Vorrei una famiglia.Vorrei vorrei…
Che donna impossibile che devo apparire a volte, sempre pronta a lamentarsi, mai soddisfatta, mai completamente contenta e così di rado serena.

Piove…..adesso una poggia immischiata alla neve… e come sempre quando piove mi pare di avere qualcosa come duecento anni, che mi pesano su ogni giuntura, su ogni osso ed ogni muscolo del corpo.In più è come se ogni goccia che cade andasse ad inumidirmi l’anima, bagnando anche il mio umore, lasciandomi con un che di umido, di stenti addosso, e mi sento così veramente, pesante, umida e stanca.Sola.Dove è finita quella gioia di correre nell’acqua scrosciante, di lasciare perdere la ragione e di ubbidire solo all’istinto?
Sono anche io una vittima dello scorrere del tempo o si tratta solo di una pigrizia dell’anima che come una marea sale di anno in anno spegnendo il ricordo e il desiderio di tanta incoscienza?
L’ho, detto, la pioggia mi rende pesante e stantia, come i miei discorsi, come i miei pensieri.
Speriamo solo che domani il sole riscaldi questo tappeto umido e queste quattro mure solitarie e faccia evaporare la melanconia che lo riempie.Domani e´un´altro giorno.

VolareLiberi

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